Bhutan, tra peni e felicità.

Non so se siete stati anche voi come me, dei disegnatori fallici. Io li disegnavo nei banchi di scuola, nei vetri impolverati delle auto o nel diario di qualche compagno di banco, era una delle tante “bischerate” che facevo in età adolescenziale.

Pensate che in Bhutan, un piccolo stato ai margini della catena himalayana, situato tra India e Cina, esiste un vero e proprio culto del pene. Proprio così, nel Paese dove il governo si preoccupa del benessere e della felicità del suo popolo, monitorando ciò attraverso un indice chiamato Gross National Happiness(Felicità interna lorda),che non ha niente a che vedere con il nostro Pil, il pene è considerato un simbolo di fertilità, buona fortuna e protezione dagli spiriti maligni.
Ad introdurre il culto di questa venerazione fu un eccentrico maestro spirituale tibetano, vissuto nel 15° secolo, chiamato “Drukpa Kunley” o “Divino Matto”.

Drukpa Kunley è noto per aver usato metodi poco ortodossi per insegnare il buddhismo, spesso utilizzando l’umorismo e il sarcasmo per sfidare le convenzioni sociali e religiose dell’epoca. Era famoso per il suo atteggiamento irriverente, il suo linguaggio colorito e il suo comportamento eccentrico. Si crede che abbia utilizzato un pene di legno come strumento simbolico per respingere gli spiriti maligni e per insegnare principi spirituali attraverso l’umorismo.

In Bhutan, potresti trovare pitture, sculture e rappresentazioni artistiche di peni ovunque, spesso accompagnati da occhi disegnati sulla loro sommità. Questi simboli sono considerati portatori di buona fortuna e sono spesso appesi fuori dalle case o indossati come amuleti. Il festival annuale di Paro Tsechu, ad esempio, presenta balli e rappresentazioni in costume legati al culto del pene.

Tuttavia, è importante notare che questa venerazione non è da intendere in senso sessuale o volgare. Si tratta piuttosto di una parte unica e colorata della cultura bhutanese che riflette il desiderio di protezione, benedizioni e buona fortuna.

La Bhutanese Society for Culture and Environment ha svolto un ruolo nella promozione di una comprensione accurata e rispettosa del culto del pene, soprattutto per i visitatori stranieri, al fine di evitare malintesi o offese culturali involontarie.

Il giornalista Pier Francesco Diliberto (in arte Pif) nella sua trasmissione ” Il Testimone” ha dedicato un paio di puntate al Bhutan, che potete trovare qui:
La ricerca della felicità – Parte 1:

La ricerca della felicità – Parte 2:

Chiunque volesse scoprire questo magnifico Paese, dovrà munirsi di visto, contattare il Tourism Council of Bhutan e prenotare il proprio soggiorno attraverso diversi Tour Operators riconosciuti dal Governo bhutanese.
Il Bhutan opera su un sistema di “turismo sostenibile” che richiede un costo fisso al giorno per i visitatori. Questo costo include alloggio, cibo, guida turistica e trasporti interni. Questo costo include alloggio, cibo, guida turistica e trasporti interni.

Se volete approfondire alcuni aspetti meno conosciuti della cultura bhutanese di un tempo, vi consiglio la lettura di un romanzo scritto da un autrice bhutanese Choden Kunzang: ” Il viaggio di Tsomo”. Ho avuto modo di leggerlo un paio di anni fa e mi ha fatto conoscere molte sfaccettature interessanti.

Lo potete trovare qui:

Riccardo Di Salvo
Riccardo Di Salvo
Sono Riccardo Di Salvo. Nella vita mi occupo di consulenza finanziaria. Appassionato di scrittura e di musica. Suono la chitarra e canto. Mi piace viaggiare (con pochi imprevisti) e pratico Aikido. Senso pratico pari a zero, procrastinatore nato. Sono padre, figlio ma non spirito santo.

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