L’essenziale ci libera dalle catene

Lavoriamo troppe ore. Ci siamo cascati un pò tutti nella trappola, inconsapevolmente o quasi. Anche se in realtà esiste sempre una via di uscita, una maniera più sostenibile per vivere meglio, il problema dei nostri giorni è trovare un equilibrio, tra il lavoro ed il tempo.
Ci arrabattiamo in qualche modo, anche se in fondo siamo dei circensi maldestri del nostro tempo.

Ci hanno proposto uno stile di vita preconfezionato, a cui dobbiamo adeguarci a tutti costi. Siamo saliti sui “calcinculo” senza prendere mai il pupazzetto, che il giostraio abile porta in alto non appena stiamo in procinto di afferrarlo.
Io non ci sono mai salito sopra perché mi fanno vomitare, nel vero senso della parola.

Insomma siamo costretti senza volerlo a consumare di più, inseguendo una felicità effimera.
Dobbiamo avere l’ultimo smartphone, la macchina nuova, magari elettrica che non inquina ma per pagarla dovremmo fare i servi della gleba per almeno otto anni, dovremmo pagare un mutuo o un affitto, andare in palestra, fare una vacanza, avere un cane che ti costa come un figlio perché fare i figli di questi tempi non è facile (ma nemmeno prima lo era) e quindi di conseguenza sprechiamo di più, inquiniamo di più, siamo sempre incazzati e insoddisfatti perché andiamo dietro a tutto questo, ossia al nulla, al superfluo, a cose di cui potremmo fare tranquillamente a meno.

Mi sembra come se i doveri sono proporzionati con gli averi, quindi meno averi significherebbe anche meno doveri.

La vita media dicono si sia allungata, ma dobbiamo viverla non subirla!

Ci sono Paesi tra l’altro molto poveri dove non credo esista la depressione. Forse perché non se la possono permettere, devono pensare a tirare avanti, a soddisfare i bisogni primari senza perdersi in fronzoli, ed ogni giorno che arriva è benedetto. Molti di loro sorridono sempre, nonostante tutto.
Mica come noi che siamo sempre arrabbiati.


Io lo ero da bambino. La gente diceva a mio padre “Perché tuo figlio è sempre incazzato?”
Probabilmente è un incazzatura che mi porto dietro dalle vite precedenti quindi in questa vita sto cercando piano piano di disincazzarmi!
Ciao sono Riccardo e sono due ore e quindici minuti che non mi incazzo!!

Ma una via di uscita, seppur parziale c’è. Non è andare a vivere in Alaska, anche se ogni tanto ci penso! La soluzione è disconnettersi ogni tanto, mettersi in areo e se non si ha soldi per prenderlo e partire puoi iniziare dalla funzionalità del telefono!
Leggiamo un bel libro, facciamo una bella passeggiata, un pò di giardinaggio, qualsiasi cosa purché sia diverso da stare incollati ad uno schermo luminoso. Ci sentiremo più liberi e indipendenti, meno condizionati dalle fonti esterne, ritorneremo a ragionare con la nostra testa, solo con la nostra.

Non esiste un “vademecum” per tutto, ognuno deve fare la sua strada, sbagliare, ricominciare, buttarsi, la vita è una, siamone attori e non spettatori passivi!

Vi lascio una citazione di un libro, che già dal titolo dice molto: “Il monaco che vendette la sua Ferrari” spero ci possa far riflettere…

Non ti scordare mai l’importanza di vivere dando liberi sfogo all’allegria. Non mancare mai di cogliere la perfetta bellezza di tutte le cose viventi. Sii vitale, ilare e curioso. Resta fedele alla tua missione di servizio disinteressato agli altri. A tutto il resto penserà l’universo “.

Un abbraccio

Riccardo



Riccardo Di Salvo
Riccardo Di Salvo
Sono Riccardo Di Salvo. Nella vita mi occupo di consulenza finanziaria. Appassionato di scrittura e di musica. Suono la chitarra e canto. Mi piace viaggiare (con pochi imprevisti) e pratico Aikido. Senso pratico pari a zero, procrastinatore nato. Sono padre, figlio ma non spirito santo.

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